mercoledì 28 novembre 2012

Ventesimo episodio: Il manoscritto proibito seconda parte


Michelangelo, a seguito dell'episodio precedente, è costretto alla ricerca del manoscritto del De Tribus Impostoribus, libro di cui abbiamo parlato nel post precedente. Questa storia è tutta ambientata nel fiorente mondo degli stampatori veneziani. 
La Serenissima repubblica, con le sue garanzie di libertà d'opinione, costituiva l'humus ideale per pubblicare libri e testi di tutte le provenienze. Da quando nel 1455 Gutemberg aveva dato alle stampe la sua Bibbia, il suo nuovo metodo di produzione culturale era letteralmente esploso. Già all'inizio del XVI secolo si teneva importanti fiere del settore, tra cui quella di Francoforte, la cui tradizione continua ancora oggi. A Venezia, tra la fine del '400 e l'inizio del '500 fu attivo Aldo Manuzio, considerato forse il primo editore moderno e padre fondatore dell'Accademia Aldina, centro nevralgico della cultura umanistica veneziana. Alla sua morte, avvenuta nel 1515, la sua stamperia passò al figlio e poi dal nipote, fino al 1590. A quest'ultimo è chiaramente ispirato il personaggio di Manurio: con una piccola licenza poetica lo abbiamo fatto morire due anni dopo. Lo stesso criterio è stato usato con l'Accademia Aldina, mantenuta in vita un po' più della realtà e affidata alle cure dell'immaginario Terenzio Pallotta. Abbiamo quindi due personaggi di fantasia per un'istituzione di cui ancora si può osservare la targa commemorativa.
Questa piccola forzatura ci consente di restituire il senso di quello che era Venezia allora, in termini di produzione culturale. D'altronde, lo scopo di questa serie è di intrattenere e incuriosire; per ottenere questo effetto a volte si può leggermente modificare la Storia ufficiale, mantenendo però sempre lo spirito e l'atmosfera dell'epoca. 

giovedì 15 novembre 2012

Diciannovesimo episodio: Il manoscritto proibito.


Questo episodio prende spunto da una delle leggende più interessanti collegate ad un libro. Il De Tribus Impostoribus è stato considerato per quasi tutto il medioevo un testo maledetto, di cui non ha mai circolato nessuna versione ufficiale. Fu con l'enciclica Ascendit de Mari, promulgata da Papa Gregorio IX il primo luglio 1239, che l'imperatore Federico II venne indirettamente accusato di aver scritto il manoscritto. Il libro compie la più grave delle colpe per un uomo del medioevo: mette in discussione il fondamento stesso del mondo, ovvero la religione. Secondo la leggenda e stando alle accuse del Papa, il De Tribus Impostoribus sarebbe infatti un trattato in favore dell'ateismo. La vulgata classifica voleva che il libro fosse stato redatto da Pier delle Vigne, segretario dell'imperatore, sotto sua personale dettatura. Prove non esistono né in un senso né in un altro: quello che è certo è che Federico ebbe forti contrasti con il papato, che lo portarono addirittura alla scomunica. Era anche un uomo di grande cultura, che amava circondarsi di intellettuali. Molti di questi erano di origine araba, e tradizionalmente gli intellettuali cristiani più conservatori facevano risalire proprio ad Averroè la paternità della messa in discussione della religione. E' verosimile dunque che Federico lo possa aver scritto, di più non si può affermare.
Ancora all'epoca di Michelangelo, l'ateismo era considerata l'eresia più grande, come una specie di limite del pensiero. Si poteva essere di un'altra religione, ma non di nessuna. Giordano Bruno fu bruciato sul rogo otto anni dopo lo svolgimento della nostra storia perché accusato, tra le altre cose, di aver considerato Gesù un mago bugiardo.
Duecento anni dopo, Il De Tribus Impostoribus venne poi realmente stampato in francese all'Aia nel 1719, da autore anonimo e con un titolo diverso ( anche se poi tornò quello ufficiale dalla seconda edizioni in poi.) Esiste forse un manoscritto precedente, redatto in latino e stampato a Vienna vent'anni prima. I due testi potrebbero essere versioni rivedute dell'originale di Federico, anche se in realtà l'autore è molto probabilmente un contemporaneo che ha scelto di rimanere anonimo per motivi di convenienza. Neanche all'inizio del settecento era conveniente dichiarare apertamente di essere atei. Il secolo dei lumi stava per iniziare, e le cose sarebbero rapidamente cambiate.
Questo per quanto riguarda la veridicità storica del trattato. Per l'episodio di questo numero, invece, bisogna fare un'altra piccola premessa.
Alla fine del XVI secolo, la Serenissima repubblica garantiva un'ampia libertà di pensiero, e per questo aveva uno dei più fiorenti mercati di produzione dei libri. In questo contesto era dunque possibile immaginare un'avventura del genere, in cui il nostro Caravaggio è suo malgrado costretto alla ricerca di un misterioso manoscritto...


mercoledì 31 ottobre 2012

Diciottesimo episodio: Il gusto dell'avventura.

Questa storia è un omaggio all'avventura, alla fine di un'epoca e l'inizio di un'altra. Il personaggio di Bartolomeo de' Casati Scuri, mai esistito nella realtà, è ispirato ai tanti capitani di ventura italiani che fecero la loro fortuna soprattutto tra il 1300 e il 1400. Il termine stesso condottiero, viene dalla condotta, ovvero il contratto stipulato dalle compagnie di ventura con il governo dal quale erano assoldate.
L'ultimo grande capitano fu Giovanni dalle Bande Nere, che nel 1526 con i suoi ( pochi) uomini quasi fermò la discesa dei lanzichenecchi verso Roma.
Con il passare del tempo il mestiere cadde in disuso, e già tra la fine del cinquecento e l'inizio del seicento, cioè quando è ambientata la nostra storia, la figura del capitano di ventura era quasi praticamente scomparsa dagli eserciti europei.
Rimasero alcuni grandi figure di condottieri come Ambrogio Spinola o Raimondo Montecuccoli, anche se con caratteristiche diverse rispetto ai capitani di ventura classici.
Scegliere come protagonista un uomo fuori dal suo tempo, prigioniero di un passato che non esiste più, è un vecchio trucco narrativo, sempre utile per ottenere quel tocco di romanticismo fondamentale per sottolineare ancora di più il gusto dell'avventura. Buona lettura.

giovedì 18 ottobre 2012

Diciassettesimo episodio: Una Storia da Raccontare

Questo episodio è un omaggio ad uno delle caratteristiche principali di Venezia, da sempre considerata la città dell'amore in tutte le sue sfaccettature: dal romanticismo dei suoi splendidi scorci all'erotismo proprio di Casanova e di certe libertà concesse dal costume veneziano.
Il tentativo di questo episodio è quello di riprodurre tutte queste diverse declinazioni del sentimento, cercando anche di raccontare quello che era lo spirito della Serenissima repubblica.




giovedì 4 ottobre 2012

Doppio episodio (quindicesimo e sedicesimo): Il lato oscuro di Venezia

Caravaggio è finalmente giunto a Venezia. In questo primo episodio, Michelangelo avrà a che fare con la leggenda di Cà Dario, una delle case infestate più famose del mondo.
Costruita nel 1479 dall'architetto Pietro Lombardo su mandato di Giovanni Dario, la villa doveva servire come dote per la figlia Mariuccia. La donna, sposatasi con il ricco mercante Barbaro, morì suicida, a causa della bancarotta del marito. Da quel momento, ha inizio la maledizione dei proprietari di Cà Dario.
La casa rimase alla famiglia Barbaro fino al XIX secolo, poi passò ad un mercante di gemme di origine armena, Arbit Abdoll, che fece bancarotta poco dopo. Dopo di lui, venne il turno di Radon Brown, un inglese che morì suicida sempre in seguito ad un tracollo economico. Il proprietario successivo, Charles Briggs, fu costretto a fuggire in Messico dove si suicidò il suo amante.
Successivamente, la villa ospitò il poeta francese Henri de Régnier, che a causa di una grave malattia dovette rinunciare per sempre a recarsi nella sua amata Venezia.
Nel secondo dopoguerra, la casa stava per passare al tenore Mario del Monaco, che dopo un terribile incidente automobilistico rinunciò, anche in seguito ad una lunga e difficile riabilitazione.
Poi venne la volta del conte torinese Filippo Giordano delle Lanze, ucciso nella villa dal suo amante, il marinaio croato Blasich, che fuggì a Londra dove fu assassinato.
La villa fu rilevata da Kit Lambert, manager degli Who, che morì cadendo dalle scale poco dopo.
Negli anni ottanta la villa tornò di proprietà di un veneziano, Fabrizio Ferrari, che poi perse tutto il suo patrimonio, mentre sua sorella morì in uno strano incidente stradale.
Il nuovo proprietario fu Raul Gardini, il noto imprenditore implicato nello scandalo di Tangentopoli, morto suicida in carcere nel 1993.
Da Gardini in poi, la villa è rimasta sostanzialmente senza compratori. Si dice che Woody Allen fosse interessato all'acquisto, ma la trattativa non si è mai concretizzata.
La maledizione però non si è fermata: l'ultima vittima di Cà Dario è il bassista John Entwistle, morto d'infarto nel 2002 dopo un soggiorno di una settimana proprio nella villa veneziana.
Di sicuro c'è una spiegazione razionale, e in cinquecento anni di storia ci saranno stati tantissimi proprietari, per cui è possibile che si tratti solo di circostanze sfortunate. Eppure la casa è ancora sfitta e al momento non ci sono compratori. D'altronde fu costruita su di un antico cimitero, un terreno ideale per condensare le energie negative...

giovedì 20 settembre 2012

Quattordicesimo episodio: Una Gita in gondola


Finalmente Venezia. Come abbiamo già scritto, Caravaggio si recò sicuramente nella Serenissima Repubblica, anche se non c'è certezza sulle date.
Forse nel 1591, forse nel 1592, di sicuro prima di andare a Roma.
A quei tempi, l'accesso alla laguna era possibile attraverso alcuni canali, molto utilizzati per il traffico di merci. Delle vere e proprie strade d'acqua, attraversate ogni giorno da gondole che trasportavano cibo, stoffe, merci preziose e passeggeri. 
Proprio su una di queste imbarcazioni, da sempre simbolo di Venezia, si svolge l'episodio di questa settimana, il primo del ciclo ambientato nella città dei Dogi.

giovedì 6 settembre 2012

Tredicesimo episodio: Oltre il fiume


La palude è un posto umido e stagnante, dove spesso si rischia di restare intrappolati. E' quello che capita a Michelangelo, ormai alle porte di Venezia. Questo episodio è decisamente il più onirico e surreale di quelli realizzati finora e contiene un'interessante riferimento al futuro di Michelangelo. L'altra spiaggia di cui si parla, è quella di Porto Ercole, nell'Argentario, dove Merisi trovò la morte, nel 1610. Per il resto, c'è poco da aggiungere, se non che dal prossimo episodio comincerà un breve ciclo Veneziano.