giovedì 24 gennaio 2013

Ventiquattresimo episodio: Il mistero di Madama Guinigi

Piccolo episodio di transizione, questo numero porta Michelangelo lontano da Venezia, avvicinandolo a Roma. Prima però avremo una breve parentesi toscana, con brevi tappe a Lucca, Firenze e la Maremma. Attraverso piccoli trucchi narrativi, faremo un omaggio a Lucca, alla sua arte e al fumetto in generale, mentre Firenze rimarrà solo sullo sfondo. Una città così bella avrebbe meritato molto spazio, ma la meta di Michelangelo è Roma, ed è lì che dobbiamo andare il più velocemente possibile.
La maremma è un omaggio ad un territorio incredibile e ai suoi abitanti, i butteri, precursori del mito del cowboy. Questo è quello che verrà, per il momento però Michelangelo è intento ad attraversare l'Appennino, in una storia piena d'atmosfera che serve a suggerire come viaggiare fosse un'attività piuttosto pericolosa sul finire del 1500...

mercoledì 9 gennaio 2013

Ventitreesimo episodio: Questioni di cuore

Ultimo episodio ambientato a Venezia. Michelangelo lascia la città dei dogi e comincia il suo viaggio verso Roma, che durerà per i prossimi sei episodi.
Per chi non se ne fosse ancora accorto, il personaggio di Giordano è ovviamente ispirato a Giordano Bruno. Il filosofo si trovava veramente a Venezia in quegli anni, dunque si tratta di un incontro probabilmente mai avvenuto, ma possibile. In più, bisogna anche considerare che quando morì sul rogo, era il 1600, e Michelangelo era ormai un affermato pittore, che avrebbe anche potuto assistere al barbaro accadimento.
Rinze invece è un personaggio di fantasia, che ha rappresentato uno degli aspetti fondamentali di Venezia: il mercantilismo. 
Michelangelo è in viaggio per l'Italia di fine cinquecento. Nel prossimo numero attraverserà l'antica Emilia Romagna, per giungere in una città dalla storia particolare, molto cara a chi ha a cuore i fumetti: Lucca.

giovedì 27 dicembre 2012

Ventiduesimo episodio: Tanto tempo fa


Questo episodio è chiaramente un' invenzione narrativa, senza alcun legame con la vera vita di Michelangelo. L'assenza di qualsiasi riferimento storico sul presunto soggiorno veneziano permette di lasciar sfogare la fantasia, in questo caso giocando con il nostro media preferito, il fumetto.
In fondo, da quando sono iniziate le avventure di Michelangelo ci siamo dedicati all'arte, l'avventura e il talento, adesso è arrivato di divertirci, immaginando uno strano fumetto di tanto tempo fa. Dal prossimo episodio, Michelangelo lascerà Venezia. Da qui, comincerà un breve ciclo in giro per l'Italia dell'epoca e poi Roma, la città dove si esprimerà al meglio, in tutti i sensi...

mercoledì 12 dicembre 2012

Ventunesimo episodio: il manoscritto proibito parte 3


In questo episodio si conclude il miniciclo legato al De Tribus Impostribus. Il manoscritto genera l'interesse di tutti, ma chi riuscirà ad impossessarsene? Per ogni curiosità, rimando ai due post precedenti. Per un'avventura che finisce, ce n'è un'altra che comincia a breve: Michelangelo infatti rimarrà a Venezia ancora per due episodi, e poi si dirigerà finalmente verso Roma. Il suo sarà un viaggio ricco di imprevisti, ma alla fine riuscirà a raggiungere la sua meta. Sarà proprio l'arrivo nella città eterna a segnare una svolta nella narrazione della vita di Merisi, con i primi riferimenti alla realtà storica. Sebbene prima del 1595 sia molto difficile ricostruire con precisione la vita di Caravaggio, dal 1592 è perlomeno possibile divertirsi utilizzando le cronache dei suoi tre maggiori biografi: il Mancini, il Baglioni e il Bellori. Per adesso però siamo ancora nella laguna, per goderci le avventure, l'arte e il genio di Michelangelo Merisi da Caravaggio.

mercoledì 28 novembre 2012

Ventesimo episodio: Il manoscritto proibito seconda parte


Michelangelo, a seguito dell'episodio precedente, è costretto alla ricerca del manoscritto del De Tribus Impostoribus, libro di cui abbiamo parlato nel post precedente. Questa storia è tutta ambientata nel fiorente mondo degli stampatori veneziani. 
La Serenissima repubblica, con le sue garanzie di libertà d'opinione, costituiva l'humus ideale per pubblicare libri e testi di tutte le provenienze. Da quando nel 1455 Gutemberg aveva dato alle stampe la sua Bibbia, il suo nuovo metodo di produzione culturale era letteralmente esploso. Già all'inizio del XVI secolo si teneva importanti fiere del settore, tra cui quella di Francoforte, la cui tradizione continua ancora oggi. A Venezia, tra la fine del '400 e l'inizio del '500 fu attivo Aldo Manuzio, considerato forse il primo editore moderno e padre fondatore dell'Accademia Aldina, centro nevralgico della cultura umanistica veneziana. Alla sua morte, avvenuta nel 1515, la sua stamperia passò al figlio e poi dal nipote, fino al 1590. A quest'ultimo è chiaramente ispirato il personaggio di Manurio: con una piccola licenza poetica lo abbiamo fatto morire due anni dopo. Lo stesso criterio è stato usato con l'Accademia Aldina, mantenuta in vita un po' più della realtà e affidata alle cure dell'immaginario Terenzio Pallotta. Abbiamo quindi due personaggi di fantasia per un'istituzione di cui ancora si può osservare la targa commemorativa.
Questa piccola forzatura ci consente di restituire il senso di quello che era Venezia allora, in termini di produzione culturale. D'altronde, lo scopo di questa serie è di intrattenere e incuriosire; per ottenere questo effetto a volte si può leggermente modificare la Storia ufficiale, mantenendo però sempre lo spirito e l'atmosfera dell'epoca. 

giovedì 15 novembre 2012

Diciannovesimo episodio: Il manoscritto proibito.


Questo episodio prende spunto da una delle leggende più interessanti collegate ad un libro. Il De Tribus Impostoribus è stato considerato per quasi tutto il medioevo un testo maledetto, di cui non ha mai circolato nessuna versione ufficiale. Fu con l'enciclica Ascendit de Mari, promulgata da Papa Gregorio IX il primo luglio 1239, che l'imperatore Federico II venne indirettamente accusato di aver scritto il manoscritto. Il libro compie la più grave delle colpe per un uomo del medioevo: mette in discussione il fondamento stesso del mondo, ovvero la religione. Secondo la leggenda e stando alle accuse del Papa, il De Tribus Impostoribus sarebbe infatti un trattato in favore dell'ateismo. La vulgata classifica voleva che il libro fosse stato redatto da Pier delle Vigne, segretario dell'imperatore, sotto sua personale dettatura. Prove non esistono né in un senso né in un altro: quello che è certo è che Federico ebbe forti contrasti con il papato, che lo portarono addirittura alla scomunica. Era anche un uomo di grande cultura, che amava circondarsi di intellettuali. Molti di questi erano di origine araba, e tradizionalmente gli intellettuali cristiani più conservatori facevano risalire proprio ad Averroè la paternità della messa in discussione della religione. E' verosimile dunque che Federico lo possa aver scritto, di più non si può affermare.
Ancora all'epoca di Michelangelo, l'ateismo era considerata l'eresia più grande, come una specie di limite del pensiero. Si poteva essere di un'altra religione, ma non di nessuna. Giordano Bruno fu bruciato sul rogo otto anni dopo lo svolgimento della nostra storia perché accusato, tra le altre cose, di aver considerato Gesù un mago bugiardo.
Duecento anni dopo, Il De Tribus Impostoribus venne poi realmente stampato in francese all'Aia nel 1719, da autore anonimo e con un titolo diverso ( anche se poi tornò quello ufficiale dalla seconda edizioni in poi.) Esiste forse un manoscritto precedente, redatto in latino e stampato a Vienna vent'anni prima. I due testi potrebbero essere versioni rivedute dell'originale di Federico, anche se in realtà l'autore è molto probabilmente un contemporaneo che ha scelto di rimanere anonimo per motivi di convenienza. Neanche all'inizio del settecento era conveniente dichiarare apertamente di essere atei. Il secolo dei lumi stava per iniziare, e le cose sarebbero rapidamente cambiate.
Questo per quanto riguarda la veridicità storica del trattato. Per l'episodio di questo numero, invece, bisogna fare un'altra piccola premessa.
Alla fine del XVI secolo, la Serenissima repubblica garantiva un'ampia libertà di pensiero, e per questo aveva uno dei più fiorenti mercati di produzione dei libri. In questo contesto era dunque possibile immaginare un'avventura del genere, in cui il nostro Caravaggio è suo malgrado costretto alla ricerca di un misterioso manoscritto...


mercoledì 31 ottobre 2012

Diciottesimo episodio: Il gusto dell'avventura.

Questa storia è un omaggio all'avventura, alla fine di un'epoca e l'inizio di un'altra. Il personaggio di Bartolomeo de' Casati Scuri, mai esistito nella realtà, è ispirato ai tanti capitani di ventura italiani che fecero la loro fortuna soprattutto tra il 1300 e il 1400. Il termine stesso condottiero, viene dalla condotta, ovvero il contratto stipulato dalle compagnie di ventura con il governo dal quale erano assoldate.
L'ultimo grande capitano fu Giovanni dalle Bande Nere, che nel 1526 con i suoi ( pochi) uomini quasi fermò la discesa dei lanzichenecchi verso Roma.
Con il passare del tempo il mestiere cadde in disuso, e già tra la fine del cinquecento e l'inizio del seicento, cioè quando è ambientata la nostra storia, la figura del capitano di ventura era quasi praticamente scomparsa dagli eserciti europei.
Rimasero alcuni grandi figure di condottieri come Ambrogio Spinola o Raimondo Montecuccoli, anche se con caratteristiche diverse rispetto ai capitani di ventura classici.
Scegliere come protagonista un uomo fuori dal suo tempo, prigioniero di un passato che non esiste più, è un vecchio trucco narrativo, sempre utile per ottenere quel tocco di romanticismo fondamentale per sottolineare ancora di più il gusto dell'avventura. Buona lettura.